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Rituale di autobenedizione

Questo rituale andrebbe eseguito durante la Luna nuova, ma non è strettamente limitato a questa fase lunare.

E’ la necessità e non il tempo meteorologico che deve spingere ad agire. Si tratta di un rituale di grande potenza che deve essere officiato quando se ne ha davvero bisogno e non con leggerezza o faciloneria. Lo scopo primario è mettere il soggetto nelle condizioni ideali per meglio avvertire la presenza della divinità, come entità superiore e suprema. In tono minore, lo si può celebrare anche come rituale di auto-offerta, specie quando non si dispone di una sacerdotessa, un sacerdote o di una congrega. Infine, lo si può intendere anche come un piccolo esorcismo per allontanare tutte le influenze negative che possono essersi accumulate sulla persona. In questa dimensione, può venir officiato da chiunque per se stesso, uomo o donna, a piacere.

Il rituale va eseguito in un luogo silenzioso, lontano da disturbi di ogni tipo. Ecco ciò che occorre: sale, qualche pizzico in una ciotola; vino, un bicchiere; acqua, mezzo bicchiere; candela, di tipo votivo.

A rituale terminato, un sentimento di grande pace e serenità scenderà su di voi.

Quando si ritiene di essere pronti, si sparge il sale per terra e si accende la candela. Lasciate che la vivida luce si diffonda e assorbitela nel vostro corpo mescete il vino e l’acqua in un unico contenitore.

Nel compiere queste semplici operazioni fissate bene in mente il motivo di questa autobenedizione.

Ora, proclamate a voce alta: Benedicimi, Madre, perché sono un tuo figlio.

Intingete le dita della mano destra nella miscela di acqua e vino e bagnatevi gli occhi, dicendo: Che i miei occhi siano benedetti, affinché possa scorgere il tuo sentiero.

Bagnatevi il naso: Che il mio naso sia benedetto, affinché possa odorare la tua essenziale fragranza.

Bagnatevi la bocca: Che la mia bocca sia benedetta, affinché possa parlare di te.

Bagnatevi il petto: Che il mio petto sia benedetto, affinché possa mantenere fede alla parola data.

Bagnatevi i fianchi: Che i miei fianchi siano benedetti, essi che trattengono la vita dell’uomo, come da te ogni cosa discende.

Da ultimo, bagnatevi i piedi: Che i miei piedi siano benedetti, affinché io possa seguire il tuo cammino.

A questo punto il rituale è finito, ma è consigliabile soffermarsi ancora qual che istante per cogliere completamente la magia del momento.

Non dimenticate di meditare su un fatto importante: con questa benedizione avete invocato l’attenzione benevola della Dea, chiedendole con umiltà di crescere in Lei e di raggiungere le mete che vi siete prefissi, nella conoscenza e nella saggezza.

Mahan Priti Anna

I miei seminari, corsi, consulenze personali, sono tutte a contributo libero, per maggiori informazioni, scrivi a questa mail : bluscorpionavallone@gmail.com

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Il rituale dei nodi

Un importante principio di magia dice che una qualsiasi semplice emozione o forza elementare può essere governata e tenuta sotto controllo bloccandola con un nodo. Amore, poteri magici, venti, nuvole, pioggia, la cura di una malattia…

insomma, tutto può essere “legato” con il solo aiuto di una cordicella scarlatta (meglio se consacrata a livello magico durante un rito all’interno di un Grande o Piccolo Cerchio), che, avvolta in un panno di seta, va conservata in una scatola tenuta in luogo sicuro. Le tradizioni e le leggende antiche sono piene di racconti in cui compaiono corde annodate come segno di prodigiosi strumenti magici, rigogliose riserve di potere.

Quando si ha a che fare con poteri naturali, come quelli legati al vento o alla pioggia, si deve sempre operare con tre nodi (meglio ancora, secondo tre serie di nove nodi ciascuna). Per esempio: un nodo, per suscitare una lieve brezza, due per sollevare un vento moderato, tre per scatenare una tempesta.

Ogni atto magico, ricordate deve essere fatto con intento chiaro e sempre si devono produrre delle parole magiche adatte alla situazione e alla occasione.

Un semplice metodo per curare un raffreddore o qualche lieve indisposizione consiste in questo: il mago «compera» il male dall’ammalato per una cifra simbolica, quindi con un nodo lo «lega» a una corda.

Alla fine appende la corda annodata a un cespuglio oppure la sotterra in un luogo in cui gli agenti naturali la possano facilmente deteriorare e assorbire.

E’ utile avere con se un talismano carico per fare questa operazione.

Mahan Priti Anna

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