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La Contemplazione La Meditazione del Raja Yoga si Pratica 24h su 24h Damodar K. Mavalankar

Scattata in India negli anni del 1880, questa foto ritrae diversi pionieri
eminenti del movimento teosofico. Damodar è seduto sul pavimento, ai piedi 
di Helena Blavatsky, alla sua destra (o sulla sinistra dal punto di vista del lettore).

Sembra che prevalga un’incapacità GENERALE di comprendere questo termine. Pare che l’idea popolare sia di confinarsi per una mezz’ora – o al massimo due ore – in una stanza privata e guardare in modo fisso e passivo il proprio naso, un punto sul muro o, forse, un cristallo. Si suppone che questa idea popolare sia la vera forma di contemplazione prescritta dal Raj Yoga. Essa non riesce a comprendere che il vero occultismo richiede uno sviluppo “fisico, mentale, morale e spirituale” che proceda su linee parallele. Se la concezione precisa fosse stata estesa a tutte queste linee, la necessità di scrivere il presente articolo non si sarebbe sentita così urgentemente. Questa relazione è pensata specialmente per il beneficio di coloro che sembrano non aver afferrato il significato reale di Dhyan e che, per mezzo delle loro pratiche erronee, sembrano aver portato e portare dolore e miseria su loro stessi. Pochi esempi possono essere qui citati con profitto, come un monito per i nostri studenti troppo zelanti.

A Bareilly lo scrittore incontrò un certo Teosofo da Farrukhabad che raccontò le sue esperienze e versò lacrime amare di pentimento per le sue follie passate – come le definì. Dal suo racconto sembrerebbe che il gentiluomo, avendo letto la Bhagavat-Gita circa quindici o vent’anni fa e non comprendendo il significato esoterico della contemplazione lì prescritta, ciò nonostante si impegnò a praticarla e a portarla avanti per diversi anni. All’inizio provò un senso di piacere, ma contemporaneamente sentì che stava gradualmente perdendo l’autocontrollo; finché dopo pochi anni scoprì, con suo grande sconcerto e dolore, che lui non era più il suo proprio maestro. Sentì il suo cuore veramente divenire pesante, come se un carico fosse stato posizionato sopra di esso. Non aveva alcun controllo sulle sue sensazioni; in realtà la comunicazione tra il cervello e il cuore si era come interrotta. A mano a mano che la situazione peggiorava, interruppe disgustato la sua “contemplazione”. Questo accadde ininterrottamente fino a sette anni fa; e, sebbene da allora non si sia sentito peggio, tuttavia non potrebbe mai recuperare il suo stato originale normale e salutare della mente e del corpo.
Un altro caso si presentò all’osservazione dello scrittore a Jubbulpore. Il gentiluomo coinvolto, dopo aver letto Patanjali ed altre simili opere, iniziò a sedersi per la “contemplazione”. Dopo un breve tempo cominciò ad avere delle visioni anormali e a sentire campane musicali, ma non poteva esercitare alcun controllo né su questi fenomeni né sulle sue proprie sensazioni. Non poteva produrre questi risultati a volontà, né poteva arrestarli quando occorrevano. Si possono addurre un gran numero di esempi simili. Mentre scrive queste righe, lo scrittore ha sul suo tavolo due lettere su questo argomento, una da Moradabad e l’altra da Trichinopoly. In breve, tutto questo danno è dovuto ad una incapacità di comprendere il significato della contemplazione come prescritto agli studenti da tutte le scuole della Filosofia Occulta. Con l’obiettivo di fornire una breve visione della Realtà attraverso il denso velo che avvolge completamente i misteri di questa Scienza delle Scienze, è stato scritto un articolo: “Elixir of Life”. Sfortunatamente, in troppi casi, sembra che il seme sia caduto su un terreno arido. Alcuni dei suoi lettori, nell’articolo citato, afferrarono solamente il seguente periodo:
“Il ragionamento dal conosciuto allo sconosciuto, la meditazione, deve essere praticato ed incoraggiato.”
Ma, ahimè! i loro preconcetti gli hanno impedito di comprendere cosa si intende per “meditazione”. Loro dimenticano che, come mostra il prossimo periodo, la meditazione “è l’inesprimibile anelito dell’Uomo interiore di ‘andare verso l’infinito’, che nel tempo antico era il reale significato di adorazione”. Una buona dose di luce si riverserebbe su questo argomento se il lettore andasse a rivolgersi alla parte precedente dello stesso testo e esaminasse attentamente i seguenti paragrafi a pagina 141 del “The Theosophist” di Marzo 1882 (Vol. III, No. 6) [1] :
“Così, allora, siamo arrivati al punto dove abbiamo stabilito – letteralmente, non metaforicamente – di incrinare il guscio esteriore conosciuto come la spira mortale, o corpo, e nascere da esso, vestiti nel nostro prossimo. Questo ‘prossimo’ non è una forma spirituale ma solo una più eterea. Avendolo adattato, tramite un lungo addestramento e preparazione, ad una vita in questa atmosfera, durante il quale tempo abbiamo gradualmente fatto morire il guscio esteriore attraverso un certo processo . . . dobbiamo prepararci per questa trasformazione fisiologica.”

“Come possiamo farlo? In primo luogo dobbiamo occuparci del corpo materiale, visibile, effettivo – l’uomo, così chiamato, sebbene, in realtà, non è che il suo guscio esteriore. Teniamo a mente che la scienza ci insegna che ogni circa sette anni cambiamo la pelle proprio come fa un qualsiasi serpente; e questo accade così gradualmente e impercettibilmente che, se la scienza non ci avesse assicurato di ciò dopo anni di incessante studio e osservazione, nessuno avrebbe avuto il minimo sospetto del fatto. . . . Quindi, se un uomo parzialmente scorticato vivo può qualche volta sopravvivere ed essere ricoperto con una nuova pelle, – così il nostro corpo astrale, vitale . . . . può essere indotto ad indurire le sue particelle in relazione ai cambi atmosferici. L’intero segreto è di riuscire a svilupparlo, e a separarlo da quello visibile; e mentre i suoi atomi generalmente invisibili procedono a conglomerarsi in una massa compatta, per liberarsi gradualmente delle vecchie particelle della nostra intelaiatura visibile in modo da farle morire e scomparire prima che il nuovo complesso abbia avuto il tempo di svilupparsi e di rimpiazzarle…. Non possiamo dire altro.”
Una corretta comprensione del processo scientifico di cui sopra darà un indizio per il significato esoterico della meditazione o contemplazione. La scienza ci insegna che l’uomo cambia il suo corpo fisico continuamente, e questo cambiamento è così graduale che è quasi impercettibile. Perché quindi il caso dovrebbe essere diverso con l’uomo interiore? Anche quest’ultimo si sviluppa costantemente e cambia gli atomi ad ogni momento. E l’attrazione di questi nuovi complessi di atomi dipende dalla Legge di Affinità – i desideri dell’uomo attirano verso la loro dimora corporale solo quelle particelle che sono in relazione con essi o piuttosto danno a quelle la loro propria tendenza e colorazione.
“La Scienza dimostra che il pensiero è dinamico e che la forza del pensiero sviluppata dall’azione nervosa espandendosi esternamente deve influenzare le relazioni molecolari dell’uomo fisico. Gli uomini interni, per quanto possa essere sublimato il loro organismo, sono ancora composti di particelle reali, non ipotetiche, e sono ancora soggetti alla legge che una ‘azione’ ha una tendenza a ripetersi; una tendenza a provocare un’azione analoga nel ‘guscio’ più grossolano con il quale sono in contatto e in cui si nascondono.” (“The Elixir of Life.”)

Cosa è ciò per cui lotta l’aspirante allo Yog Vidya se non l’ottenimento di Mukti trasferendo gradualmente se stesso dal corpo più grossolano al prossimo più etereo finché, essendo rimossi in successione tutti i veli di Maya, il suo Atma diviene uno con Paramatma? Egli suppone che questo grande risultato può essere conseguito tramite una contemplazione di due o quattro ore? Durante le restanti venti o ventidue ore in cui il devoto non si chiude nella sua stanza per la meditazione – il processo di emissione degli atomi e la loro sostituzione da parte di altri si è forse arrestato? Se non si arresta, allora come intende attrarre durante tutto questo tempo solo quelli adatti alla sua meta? Dalle osservazioni precedenti è evidente che proprio come il corpo fisico richiede un’attenzione incessante per prevenire il sopraggiungere di una malattia così anche l’uomo interiore richiede una sorveglianza incessante, in modo che nessun pensiero conscio od inconscio possa attrarre atomi inadatti al suo progresso. Questo è il significato reale della contemplazione. Il fattore primario nel direzionare il pensiero è la VOLONTÀ.

Senza questo, tutto il resto è inutile. E, per essere efficiente per il proposito, non deve essere solo una deliberazione passeggera del momento, un unico desiderio veemente di breve durata, ma uno sforzo fisso e continuo, il più continuo e concentrato possibile senza un singolo momento di rilassamento.”

Lo studente farebbe bene a prestare attenzione alla frase in corsivo nella citazione sopra. Dovrebbe anche aver impresso indelebilmente nella sua mente che –

“Non serve digiunare finché una persona esige il cibo […] La cosa essenziale è liberarsi del desiderio interiore e fare un’imitazione della cosa reale senza di essa è ipocrisia spudorata e schiavitù inutile.”

Senza rendersi conto del significato di questo fatto molto importante chiunque – che per un momento trova una causa di disaccordo con una persona qualunque della sua famiglia, o che trova ferita la sua vanità, o che a causa di un impulso sentimentale del momento, o che per un desiderio egoista di utilizzare il potere divino per propositi grossolani – si precipita immediatamente nella contemplazione, si lancia disastrosamente sulla dura roccia che divide il conosciuto dallo sconosciuto. Sguazzando nel fango dell’exoterismo, egli non sa cosa sia vivere nel mondo eppure non essere del mondo; in altre parole proteggere il sé contro il sé è un assioma incomprensibile per quasi ogni profano. L’ Indù dovrebbe come minimo comprenderlo ricordando la vita di Janaka, che, sebbene fosse un monarca regnante, venne tuttavia designato Rajarshi e si dice che abbia conseguito il Nirvana. Alcuni fanatici settari, essendo al corrente della sua fama molto estesa, si recarono presso la sua Corte per testare il suo potere Yoga. Non appena entrarono nella stanza di corte, il re, avendo letto il loro pensiero – un potere che ogni chela consegue ad un certo stadio – diede istruzioni segrete ai suoi funzionari di fiancheggiare su entrambi i lati una strada particolare della città con ragazze danzanti alle quali era stato ordinato di cantare le canzoni più voluttuose. Egli riempì poi qualche gharas (vasi) con acqua fino all’orlo in modo che la minima scossa avrebbe probabilmente versato il loro contenuto. Ai sapientoni, venne ordinato di passare lungo la strada, ognuno con un ghara (vaso) pieno sopra la sua testa, circondati da soldati con spade tese per essere usate contro di loro anche se fosse stato permesso ad una sola goccia d’acqua di traboccare.

Quando i poveri uomini ritornarono al palazzo dopo aver superato la prova con successo, gli venne chiesto dal Re-Adepto che cosa avevano incontrato nella via che erano stati indotti a percorrere. Con grande sdegno risposero che la minaccia di essere fatti a pezzi aveva agito così tanto sulle loro menti che essi non pensarono ad altro che all’acqua sulle loro teste, e che l’intensità della loro attenzione non gli permise di rendersi conto di ciò che stava accadendo intorno a loro. Allora Janaka spiegò loro che secondo lo stesso principio avrebbero potuto comprendere facilmente che, sebbene fosse occupato esternamente nella gestione degli affari del suo stato, egli poteva allo stesso tempo essere un Occultista. Anch’egli, mentre era nel mondo, non era del mondo. In altre parole, le sue aspirazioni interiori lo avevano condotto continuamente alla meta in cui era concentrato tutto il suo sé interiore.

Il Raj Yoganon promuove alcuna finzione, non richiede alcuna postura fisica. Si occupa dell’uomo interiore, la cui sfera giace nel mondo del pensiero. L’unica vera concentrazione riconosciuta dalla Filosofia Esoterica che si occupa del mondo interiore dei noumeni e non del guscio esteriore dei fenomeni, consiste nel mantenere davanti a se stessi l’ideale più elevato e di sforzarsi incessantemente per elevarsi ad esso.

Il primo requisito per questo è una purezza di cuore completa. Lo studente di Occultismo potrebbe ben dire, insieme a Zoroastro, che la purezza del pensiero, la purezza di parola, e la purezza dell’azione, – sono i fondamenti di colui che vuole ergersi sopra il livello ordinario e unirsi agli “dei”. Una coltivazione del sentimento di filantropia non egoista è il sentiero che deve essere percorso per quel proposito. Poiché è solo quello che condurrà all’ Amore Universale, la cui comprensione costituisce il progresso verso la liberazione dalle catene forgiate da Maya intorno all’Ego. Nessuno studente conseguirà questo immediatamente ma come dice il nostro VENERATO MAHATMA nel libro “Il Mondo Occulto”:
“Più grande è il progresso verso la liberazione, minore questo sarà il caso, finché, per coronare tutto, i sentimenti personali umani e puramente individuali, i vincoli di parentela e di amicizia, il patriottismo e la predilezione della razza, spariranno tutti per diventare fusi in un unico sentimento universale, l’unico vero e santo, l’unico altruista ed eterno, l’Amore, un Immenso Amore per l’Umanità nella sua totalità.”
In breve, l’individuo si fonde con il TUTTO.

Naturalmente, la contemplazione, compresa generalmente, non è senza i suoi vantaggi minori. Sviluppa un gruppo di facoltà fisiche come la ginnastica fa con i muscoli. Per i propositi del mesmerismo fisico, è abbastanza buona; ma non può in alcun modo aiutare lo sviluppo delle facoltà psicologiche, come percepirà il lettore attento. Allo stesso tempo, persino per i propositi ordinari, la sorveglianza completa riguardo alla sua pratica non basta. Se, come alcuni ritengono, debbano essere totalmente passivi e perdersi nell’oggetto davanti a loro, essi dovrebbero ricordare che incoraggiando la passività in questo modo, loro, in realtà, permettono in se stessi lo sviluppo di facoltà medianiche. Come è stato affermato ripetutamente – l’Adepto e il Medium sono i due Poli; mentre il primo è intensamente attivo e in grado quindi di controllare le forze elementali, il secondo è intensamente passivo, e incorre quindi nel rischio di cadere come preda del capriccio e della malizia di embrioni malevoli di esseri umani, e – degli Elementari. 

DAMODAR  K.  MAVALANKAR

fonte : itliateosofica

Di Mahan Priti Anna

Mahan Priti Anna, e sono una insegnante di yoga e meditazione, una curandera, una praticante sciamana, una studiosa e ricercatrice di esoterismo da oltre 30 anni

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